l’origine della specie

“non  è tutto oro quel che luccica… ne sei sicuro?”
Ciacciacòle, Carcaràzza, Cola Cola, Argaẓa, Gàgia, Cheche, Gaggia, Gazzara, Berta, Mita, Ciola, Picalò, Paccia, Carcarazzu, Cecca. Per tutti però non è altro che una ladra, una Gazza Ladra.
Pica Pica è il suo nome scientifico, uccello passeraceo della famiglia delle Corvidae, di colore bianco e nero, con parti fluorescenti dai riflessi grigi, blu e verde metallico.
Ha una cugina che vive in California, Miss Pica Nuttali, di giallo tinta, come si sa in America si preferiscono le bionde. Circa 250 grammi di peso circa per 50 cm di altezza, mangia di tutto: carogne, frutti, ragni, insetti, ma anche di uova e nidiacei di altri uccelli.
Solitamente camminano, ma possono anche saltare.
Ha un territorio e non lo abbandona mai, per tutto l’anno. E’ monogama, e fedele al suo compagno fino alla morte (anche se rimasta vedova si trova un nuovo maschio, mica scema!)
Assieme all’uomo, ai primati e ai delfini è in grado di riconoscersi allo specchio e di rifarsi il trucco.
In un’antica storie inglese si racconta che quando Gesù fu crocifisso, tutti gli uccelli del mondo piansero e iniziarono a cantare per confortare il Cristo nella sua agonia, tutti eccetto uno, la gazza che per questo fu maledetta.
Per questo è per molti un uccello del malaugurio.
Nelle mitologie nordiche  è la messaggera degli dei, associata alla dea della morte Hel.
Nel Medioevo era compagna di streghe, assieme ai gatti neri ovviamente.
Ma soprattutto non è ben vista perchè ruba, ruba tutto, tutto quello che luccica,  (lo fanno anche i rapaci ma non chiamiamo un falco ladro, chissà perchè?) e poi lo porta al proprio nido oppure lo nasconde.
In Inghilterra e Irlanda c’è una filastrocca che racconta il mito secondo cui vedere le gazze (“Magpies”) permette di prevedere il futuro, dipende da quante se ne vedono.

“One for sorrow,
Two for joy,
Three for a girl,
Four for a boy,
Five for silver,
Six for gold,
Seven for a secret never to be told.”

Magpie in inglese significa anche chiaccherone (chatterbox) e si usa per indicare chi raccoglie cose che gli altri abbandonano (scavenger).

Io sono il Gazzaladro, il suo omonimo umano, piccolo e chiaccherone sono una specie famosa per il mio dedicarmi alla raccolta, o forse sarebbe meglio dire al furto, di cose luminose e scintillanti.
Non meri oggetti materiali ma qualcosa di più etereo eppure più sostanziale. Storie, momenti, frammenti.
“Non è tutto oro quel che luccica” è un proverbio che mi ha sempre fatto pensare, ma sia chiaro; sto dalla parte della pirite, non dell’oro.
La luce, quella che merita essere rubata e raccolta non risiede solo negli oggetti preziosi, così come non si trova esclusivamente nelle parole di potenti e famosi, magari sta nelle loro stranezze, come in quelle di scrittori giornalisti, come operai e artigiani. In tutti e in nessuno.

La luce illumina tutto e fa risplendere molto.

Da quella luce sono attratto, per questo la rubo.
Non posso fare altrimenti.
Come disse lo scorpione dopo aver punto a morte la rana, “non posso farci niente, è la mia natura”.

non è tutto oro quel che luccica,
ma tutto quel che risplende può essere prezioso”

Commenti
  1. La cuccu scrive:

    Finalmente posso sapere che ti passa per il capo senza ciacciare su FB, mio GAZZAladrino. :)

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